Il Settimo Sigillo
(Svezia, 1957)
di Ingmar Bergman
DVD Audiovisivi San Paolo
Il crociato Antonius Block (il perfetto Max Von Sydow), ritorna a casa e
trova un mondo dove la pestilenza azzera le illusioni degli uomini e li
costringe a vivere la loro essenza. Memorabile scena iniziale è
l’incontro con la Morte personificata sulla spiaggia: per nulla
intimorito la sfida a scacchi riuscendo così a guadagnarsi il tempo
necessario a trovare le risposte che la sua pur ricca esperienza di
cavaliere gli ha ancora negato.
Pentito? no, non lo è affatto. Antonius cerca Dio.
Inizia il viaggio-pellegrinaggio verso il
suo castello, inizia l’ultima Cerca, la più importante nella vita di
ognuno. Lungo la strada sembra che solo laceranti silenzi rispondano alle
domande dell’eroe crociato: ma non è proprio questo silenzio il
presupposto della libertà, la condizione necessaria per essere liberi di
scegliere di credere o di non credere?
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Apparentemente distante da questo è la vita della famiglia di
girovaghi, una giovane coppia di attori, a mio avviso non interpreti dei
poveri di spirito, ma convincente metafora del potere dell’ Arte che,
libera dall’ inutile fardello della metodologia scientifica, si pone
come strumento di conoscenza. L’ Arte è capacità visionaria che
permette di accedere ai sedimenti della verità esistenziale, che permette
di vedere ciò che la razionalità ci nasconde, ciò che il calcolo ci
proibisce.
E’ l’attore che vede la Morte che gioca a scacchi con il cavaliere:
"…non vedi con chi gioca?…con la Morte, è lì che gioca a
scacchi con la Morte in persona!"
E’ l’attore che vede i protagonisti danzare con la Morte nel chiarore
dell’alba. E’ invece l’ eroe che deve intervenire là dove il
destino sembra ineluttabile. E’ lui che beffa la Morte che afferma
“niente mi sfugge”, è il cavaliere Antonius che rovesciando
maldestramente e volontariamente le pedine sulla scacchiera, riesce così
ad ingannarla: sacrificando generosamente se stesso, rende possibile la
fuga della giovane famiglia di artisti.
Qual è la risposta finale? Solo la Fede può riempire i silenzi ed i
vuoti dell’ esistenza. Come dice Antonius nella scena finale con tutti i
personaggi schierati: "Dio, tu che in qualche luogo esisti, tu che devi certamente
esistere, abbi misericordia di noi."
Si, Antonius: Dio c’è.
Fuori di questo sembra esserci solo l’incapacità di
sopportare l’assordante silenzio di un mondo negato, che porta all’
inutile ribellione dello scudiero di fronte all’apparentemente unica
certezza della vita: la morte.
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