 il
fascino dell'epica immagine di Roberto Amadi
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il fascino dell'Epica.di Paolo Gulisano
Come ci ha insegnato il grande creatore di miti J.R.R. Tolkien la
letteratura dell'immaginario può essere lo specchio dei gusti, degli
umori e addirittura della condizione psicologica dell'epoca moderna,
esprimendo i dubbi, le paure, le domande insoddisfatte, le esigenze
profonde dell’animo umano.
I
miti, i simboli, le leggende e le tradizioni ci rivelano noi stessi, e il mito e
il simbolismo medievale di Artù forse più di ogni altro. Al centro di tutto il Medio Evo c’era
il simbolo: la vita
dell'uomo medievale era inscritta in un universo simbolico, dove ogni forma del
pensiero, artistica, mistica, teologica, si basava su di esso. L'esperienza
quotidiana era esperienza spirituale, nutrita dai simboli che la provocavano, la
animavano, le conferivano un valore profondo. L'abilità narrativa e la fervida
immaginazione di chi scolpiva le cattedrali gotiche, con i suoi mostri e le sue
creature fantastiche, o di chi scriveva la storia della Cerca del Santo Graal o
le peripezie di un Re e della sua spada incantata adoperavano il linguaggio del
simbolo, che trasfigurava la realtà
stessa, ed è stato capace di mantenere la sua intensità e il suo valore,
trascorrendo, inattaccabile, il tempo e la storia.
Il lettore disincantato di oggi viene quindi provocato opportunamente dalle antiche
fantastiche leggende, collocate in una loro ambientazione storica, in cui
tuttavia ci si imbatte in personaggi e figure leggendarie e straordinarie,
lasciando anche qualche interrogativo non del tutto ozioso: quanto ne sappiamo
veramente del passato? Quali misteri si celano nella nostra storia? Quanto c'è
rivelato effettivamente dai testi ufficiali?
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