Tolkien: io mi ribello.
Sua la famosa affermazione che la fantasia
è un diritto umano.
Auspica così che ognuno di noi conservi la capacità di vivere i propri sogni, o almeno ne conservi la speranza: perché ognuno di noi è
fatto ad immagine e somiglianza di un Creatore. Usando la fantasia e le capacità che ci sono state date, ogni volta che lo facciamo, non facciamo
altro che affermare Dio.
E' possibile cercare una relazione tra la sua opera e la modernità?
Ciò che sottende l'opera di Tolkien è qualcosa che possiamo ritrovare
nella sue radicate convinzioni religiose, fatto questo imprescindibile per una corretta interpretazione dei suoi
scritti. Secondo Tolkien il MALE è il NULLA.
Ovvero caos, la distruzione, è mancanza di luce, è l’ombra
("shadow"), la tenebra che porta con sé disperazione e oblio: un'intuizione straordinaria anche per il suo valore esistenziale e che
sicuramente è da riferire alle sue convinzioni religiose, come è noto
era infatti un uomo di intensa fede cattolica.
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Il Male ha origine nella ribellione di Melkor. L’angelo ribelle con
torture e coercizioni trasformerà degli elfi in orchetti: dunque il male
è una trasformazione di qualcosa che in origine era buono. Tra gli
alleati di Melkor lo spirito abominevole Sauron, stregone e guerriero che
eccelle nella capacità di sfruttare la fragilità degli esseri viventi
per attuare i suoi inganni. Qui Tolkien ci indica con il linguaggio del
mito e del simbolo il dramma che consegue alla ribellione dell’ uomo
verso Dio. Melkor e Sauron come la modernità: anche oggi le nostre fragilità vengono usate per illuderci che si può vivere ignorando Dio.
Viviamo all'insegna della superficialità e nella fretta: l’importante è comprare e consumare, presi dal miraggio dell'effimero, continuamente tesi verso un qualcosa da raggiungere che una volta raggiunto già non ci basta più.
La trasformazione che porta al male comporta la perdita della volontà,
dell’ anima, della speranza: si vaga come spettri, ridotti in schiavitù,
autentici simulacri di forme viventi.  
Tolkien il mito e la grazia di Paolo Gulisano copertina di Roberto Amadi
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