Ambiguità:
esiste una soluzione?
Comunque sia, l'ambiguità è una strategia che genera dipendenza
affettiva, esclude la soddisfazione dal panorama di chi la vive e genera
inevitabilmente dolore e sofferenza.
E' possibile negoziare con l'ambiguità?
Come si può sconfiggere?
Vien da chiedersi se è possibile confrontarsi con qualcosa che non c'è
e/o con la dissimulazione. Un'idea potrebbe essere cercare una risposta
orientandosi su se stessi. Vale a dire creando un sistema di riferimento
normativo interiore, accompagnato ad una grande autoconsapevolezza per
recuperare una sana capacità operativa. Impegno che richiede amore per
se stesso, forte motivazione e grandi energie, oltre che la capacità di
riferirsi in maniera continua e fortemente empatica con il mondo.
Bisogna accettare che nella realtà non tutto è certo, l'ambiguità
esiste e va controllata: di fronte alla sua incapacità di dare risposte
devo imparare a darmele da solo. Questo presuppone la capacità di
interiorizzare un'etica della responsabilità individuale, superando il
proprio bisogno di ricevere continue conferme dall'altro e/o dalla
società e l'abitudine a concepire l'uomo come determinato dal tessuto
sociale che gli è "familiare", quindi "vittima
passiva" dell'ambiente sociale. Implica la consapevolezza che non
si può controllare tutto, insieme alla capacità di riconoscere i
conflitti generati dalle influenze che esercita "l'altro" e/o
la società in cui vive e, soprattutto, l'attitudine a risolverli o
almeno, fondamentale, a non farsi determinare da influenze distruttive.
Ciò vuol dire che, stabilite alcune regole di comportamento (quindi
anche doveri e non solo diritti) e i conseguenti rapporti di
responsabilità, nell'esercizio continuo del vivere quotidiano le
aspettative devono risultare sufficientemente soddisfatte.
Il segreto è
esercitare il diritto di scelta.
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