Il
lavoro di Marcel Duchamp rappresenta il fondamentale conflitto irrisolto dell'Arte che
ancora si trasmette attraverso generazioni di artisti: una questione
sempre attuale.

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Febbraio 1917. Per un'esposizione della società degli artisti indipendenti il
signor R. Mutt invia un orinatoio capovolto: titolo dell'opera "Fountain".
L'oggetto non viene esposto e finirà disperso per sempre. Certamente così non è stato per la sua idea.
L'autore di questo strappo con la storia è Marcel Duchamp, alias
Richard Mutt. Da quel giorno, ormai lontano quasi cento anni, inizia una
discussione sull'arte ancora oggi non conclusa. Quello che è certo è
che ha cambiato l'idea di fare arte di intere generazioni di
artisti. Infatti la prima conseguenza di questo inghippo è che l'arte contemporanea
inizia a dare valore all'intuizione che precede l'atto creativo: il suo
prodotto, l'opera d'arte, può essere poi realizzata in qualsiasi modo,
in quanto ciò che conta è il messaggio. Diverse repliche dell'orinatoio perduto
si trovano esposte in musei prestigiosi come il Centro Pompidou di
Parigi, il museo di Philadelfia fino alla Tate Gallery. Nessuno si fa
scrupoli del fatto che sono copie: ciò che conta è l'idea ! Qualche anno fa un'inchiesta promossa dalla società britannica
Gordon's ha coinvolto circa 500 persone tra artisti, collezionisti, critici e galleristi,
chiamati a pronunciarsi su quale fosse l'opera d'arte più rappresentativa del XX
secolo. La sentenza è stata limpida: l'«orinatoio» di Marcel Duchamp,
la motivazione afferma che l'opera «rappresenta l'esordio dell'arte concettuale ed è un'opera che precorre le successive tendenze minimaliste».
Il primo
ready-made della storia risale a tre anni prima, ma non ha avuto la
stessa notorietà: è uno scolabottiglie che ha subito la stessa
sorte della "Fountain" , anche questo è scomparso, gettato
via durante un trasloco.
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